Ha impiegato ore per truccarsi e pettinarsi. Di più: ha impiegato settimane di dieta ferrea e lunghe passeggiate per ridurre il suo corpo ai minimi termini, e potersi permettere finalmente quel vestito. Bellissimo, ma altrettanto difficile da portare, perché strettissimo e drappeggiato, concepito più per sottolineare le forme che per coprirle.
La camera d’albergo ha un design razionale e vagamente da Bauhaus, col letto dalla testata squadrata e le lenzuola candide. Ci sarebbe anche un interessante gioco di faretti sul soffitto, ma lei li ha spenti, l’unica luce è quella delle abat-jout sui comodini.
È distesa sul letto matrimoniale, al centro, con addosso il vestito nero, le gambe allungate e le braccia incrociate dietro la testa.
Ha i capelli molto lunghi, castano chiaro, gonfi e vaporosi e arricciati in fondo. Gli occhi sottolineati in nero e oro, le unghie rosse (“Tango” si chiama lo smalto), come le labbra.
Dalla televisione accesa a volume molto basso si spandono nell’aria i suoni di un dibattito politico su qualche tema importantissimo e futile, poi le ballerine di un varietà, coi loro costumi di piume e lustrini, e poi un telegiornale della notte. Un attentato a Gaza, una tragedia familiare assortita e l’andamento dei titoli di Borsa. Quanto strepito, perfettamente silenzioso.
La televisione adesso è spenta. Ha annaspato sul comodino per cercare il telecomando e in un lampo il mondo esterno è sparito.
Attraverso la finestra coi doppi vetri il traffico dei viali, il loro intermittente e continuo accendersi e spegnersi come lucciole e insegne al neon, quasi non si sente.
Atmosfera falsa ed ovattata, straordinariamente coerente a sé stessa, delle camere degli alberghi costosi, con la moquette pulita e il bagno dalla luce soffusa.
Lei si volta, guarda le cifre rosse della sveglia. Mezzanotte e un quarto.
Con un gesto stanco si alza dal letto e si ricompone. La moquette è calda, nonostante sia dicembre.
Le sue scarpe di vernice e velluto, dal tacco largo ma altissimo, la aspettano ai piedi del letto.
Le prende delicatamente e le appoggia esattamente davanti alla classica scrivania d’albergo su cui si appoggia.
Attesa.
Il rumore della maniglia della porta che scatta la fa rinvenire immediatamente dai suoi pensieri assorti. Si infila in fretta le scarpe.
La porta si apre. Lui.
“Finalmente…”
E, come ogni volta che lo rivede, non può fare a meno di accorgersi di quanto sia bello.
Dio, perché gli hai dato quei bei capelli bianchi e grigi così morbidi, che hanno il profumo di una scoperta orientale?
Perché quei bellissimi occhi verde scuro? Perché la pelle sottile e liscia, perché le labbra ironiche, perché quelle alette grigie sopra le orecchie, che ne seguono dolcemente il profilo come se fossero la cresta di un’onda? Perché quel corpo magro ed elegante, dalle linee lunghe e sottili, perché le mani bellissime dalle dita affusolate, da pianista anzi da chirurgo, le vene come strade bluastre sotto la pelle macchiata dal sole? Perché gli hai donato quella capacità esagerata di essere perfettamente a suo agio nel completo elegantissimo, pantaloni blu, giacca blu e camicia bianca?
Non potevi dargli un difetto, che lo riportasse ad una condizione più terrena?
Posa sulla scrivania una cartella che aveva in mano e il suo soprabito sulla sedia, poi va verso di lei e la abbraccia. E’ tanto più alto, riesce a stringerla senza difficoltà, anche se grazie alle scarpe col tacco alto lei lo stringe a sua volta e risponde al suo bacio appassionato.
Uno? Dieci? Mille? Quanti baci si dà, quella coppia stranamente assortita?
Se i primi erano baci d’amore, d’affetto, di felicità per il ritardato ritorno dalla cena coi colleghi, adesso lentamente lasciano il posto ad un altro tipo di baci.
Le labbra continuano a stringersi, a mordicchiarsi, le lingue si intrecciano, specie quella di lui, come al solito più intraprendente dell’altra, le riempie la bocca, la costringe a schiudere le labbra di più, entra ed esce riempiendola di eccitazione. La sua ben nota irruenza sta cominciando a farla bagnare.
Le mani di lei si allacciano intorno alle sue spalle, sfiorano la nuca e scendono fino alla sua vita.
Quelle di lui le stringono i fianchi attirandola verso i propri, tornano indietro ad accarezzarle il fondoschiena e risalgono fino alla curva del seno, fino a chiudersi sulla vita, un vitino di vespa stretto più che mai. Ogni tanto si spinge un po’ più avanti, una delle sue gambe è già fra quelle di lei, le ha allargate e continua a spingerla sempre più indietro, finché non è completamente contro il muro, stretta fra il suo corpo e la parete.
Un altro bacio, l’ennesimo.
Con una gamba lei accenna a stringergli i fianchi, tenta di sollevarla lasciando cadere una scarpa.
Il bacino di lui, col sesso chiaramente eretto sotto i pantaloni trova il suo naturale complementare nella zona fra le gambe di lei, col vestito teso fra le gambe allargate.
Le bacia il collo, mordendolo piano, la pelle bianchissima e liscia, profumo esotico e pesante. I baci sul collo la fanno morire, quel suo modo di morderla con la bocca aperta senza lasciarle il tempo di riprendersi fra un morso e l’altro, tornando poi a dedicarsi alle labbra, alle guance, alla punta del mento, facendole sciogliere il sesso in rivoli liquidi.
È letteralmente subissata dalla sua irruenza dolce ed appassionata, come ogni volta.
Ed è confortante, perché le permette di abbandonarsi completamente.
Le ha sollevato il vestito, costringendola ad ancheggiare per lasciarlo salire fin sopra i fianchi.
“Non ti avevo mai vista col reggicalze…E solo con quello…”
Le sue dita si posano sulla coscia, risalgono lentamente ben sapendo che quell’attesa aumenta la sua eccitazione. Arrivano fra le gambe, nel suo punto d’ombra.
Ma non affondano subito nel sesso di lei.
Continuano ad accarezzarla intorno, strappandole gemiti soffocati e proteste spente dai baci.
Sono carezze lente e sognanti o rapide e calde, poi sente distintamente il movimento circolare di due dita intorno al suo orifizio bagnato. È un preludio, lo sa.
Sta bollendo. Si sta sciogliendo, come se tutto il corpo si concentrasse a prepararsi ad accogliere quell’uomo dentro di lei, aprendosi e facendosi liquido, per agevolare il suo entrare.
Si è appoggiata al tavolo col bacino, allargando le gambe, esponendo senza remore tutto il suo sesso ai suoi sguardi, a lui che continua a spingersi contro di lei.
Due dita la penetrano di colpo, in profondità. Lo fa sempre, eppure lei non si è ancora abituata, infatti grida, e grida sempre più forte tanto più le sue dita affondano dentro di lei, coi rigonfiamenti delle articolazioni che spingono contro le pareti strette di un sesso stretto e poco esperto, accrescendo l‘effetto.
“Calmati amore, sveglierai tutto l’albergo…” Sua tipica frase, questa. Sa benissimo che continuerà a gridare tutto il piacere che lui le regala, e quell’attimo di dolore anche lui piacevole all’inizio, ma vuole prenderla un po’ in giro ugualmente.
Non riesce a rinunciarvi.
Quando sfila le dita, dopo averle strappato una sequela di gridolini e gemiti ansanti, dopo averla morsa ancora sul collo, dopo averle riempito contemporaneamente le labbra con la lingua e il sesso con le dita, sono ricoperte del suo piacere scivoloso.
Si allontana un istante. La visione è notevole: lei col vestito corciato, le gambe allargate sul tavolino e la testa abbandonata indietro, le dita ancora strette sul bordo del tavolo, mentre si riprende.
Solo un attimo però.
E’ già in ginocchio davanti a lui.
Gli sbottona i pantaloni, comincia a baciare il sesso di lui quando ancora non è spogliato, ma dura poco, e in un istante lui è completamente nudo di fonte ai suoi occhi.
La fellatio è una pratica che lei adora. Adora stringere delicatamente le labbra contro lo spessore duro del sesso eccitato, adora sentirlo ingrossarsi mentre lo lecca e lo succhia.
Comincia dai testicoli, come sempre. Li prende delicatamente in bocca, poi li bacia e li lecca con la punta della sua lingua da gatta, senza tralasciare nemmeno un millimetro di pelle delicata, ben attenta a non fargli male.
Dopo un paio di minuti, è la volta del sesso.
La parte che preferisce. Comincia lentamente dalla punta, la bacia quasi con venerazione e la riempie di leccate, ruotando la lingua tutta intorno al glande turgido e arrossato.
E’ inginocchiata a gambe aperte, coi lacci del reggicalze arricciati sulle cosce.
Continua a leccarlo, lui ha un sapore leggero appena appena amaro per qualche sigaretta, ma non la disturba, anzi la eccita ancora di più.
Di colpo affonda le labbra intorno all’asta fino a prenderlo tutto in bocca, fino alla gola.
La reazione è immediata, le spinte di lui che le tiene una mano dietro la nuca si intensificano, e dopo poco lei avverte distintamente un’urgenza nel sesso che si sta ingrandendo.
Sfila lentamente le labbra, senza staccarle dal sesso, fino a lasciarlo lucido ed eretto.
Si alza e si volta di spalle, strofinando il fondoschiena nudo contro il bacino di lui, che a questo punto non vuole altro che porre fine a quella tortura, venire, riempirla, farla gridare di piacere, aprirla in due come una mela, ma svuotarsi, finalmente.
“Toglimi il vestito adesso.”
Il vestito ha una fila di gancetti, lui tenta di scioglierli, ma i suoi movimenti sono affannati, e ci mette più tempo del dovuto. Per permettergli di sfilarlo lei si piega appoggiando i gomiti sul letto, con le gambe allargate che espongono ancora ogni minimo anfratto del suo sesso bollente e bagnato.
Lui avrebbe una tale voglia di lasciar perdere il vestito e calmare il suo fuoco penetrandola a fondo, stringendole la vita e affondando dentro di lei, da dietro, costringendola a stringere le lenzuola per non gridare.
Il vestito cade finalmente a terra.
Ma lui è sorpreso: non è ancora nuda.
Proprio per allungare i tempi si è messa un bustino nero, scuro ed insieme trasparente, che le stringe la vita ancora di più. Anche questo ha una fila di gancetti piuttosto lunga, ma alla fine cade a terra insieme al vestito ed alle scarpe e le calze.
Adesso è completamente nuda, la sua pelle bianca si confonde col chiarore delle lenzuola.
Conosce benissimo l’effetto dei suoi seni su di lui.
Li adora. Adora la loro forma a goccia, adora la pelle liscia e morbida, adora il fatto che non siano piccoli né enormi, una terza piena ma non eccessiva, adora la loro durezza di marmo.
Si allunga sopra di lei, ben sapendo che lei va in estasi solo a sentire il suo peso, la sua pelle, le sporgenze e gli incavi del suo corpo che premono contro il suo.
Li bacia, li morde, succhia i capezzoli piccoli e scuri che grazie a questo trattamento si induriscono come due piccoli chiodi, beandosi delle grida che le strappa (il suo sesso intanto è proprio sopra quello di lei). Li bacia seguendo il perimetro tutto intorno e poi li succhia a lungo, mentre lei ad occhi chiusi geme e si inarca spingendosi il più possibile contro la sua bocca.
Il bacino di lui spinge il suo sempre più contro il letto, aumentando la sua eccitazione sfregando contro il clitoride.
Quando oramai i seni arrossati non potrebbero più sopportare nemmeno un bacio leggero ritorna a baciarle le labbra, poi scende di nuovo al collo, e ancora i seni sempre più duri, finché non è lei ad implorarlo:
“basta, per favore…è durato abbastanza, non ce la faccio più, adesso prendimi, riempimi, voglio sentirti tutto, voglio sentirti che vieni dentro di me.”
E lui la accontenta, perché è già quasi al limite della sopportazione.
A fatica la sua apertura si dilata per accoglierlo tutto, aumentando le sensazioni di entrambi.
Lei si sente tanto completa da non riuscire più neanche a respirare.
Lui gode del sentire quell’anello stretto contro la superficie del suo sesso ingrandito dall’eccitazione e nel forzarlo con difficoltà per spingersi sempre più a fondo.
Lo affonda tutto dentro di lei, fino alla base, fino ad aumentare il suo piacere comprimendo il suo clitoride.
E poi si sfila del tutto, lasciando il suo sesso arrossato a smaniare per la sensazione di vuoto.
E poi ritorna in lei, affondando quella spada bollente nel canale caldo.
Si muove, mentre la penetra, accrescendo il suo piacere, fino al punto di non poter più resistere, esattamente come lei.
L’orgasmo arriva con la forza di un monsone. Invece di pioggia calda, dentro di lei si riversano fiotti di sperma bollente anch’esso, che sanciscono l’ultimo dei suoi tanti orgasmi.
Ma il momento migliore, è subito dopo aver fatto l’amore.
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Edited by Floria - 10/10/2009, 12:31"a te, se chelle veneno e' ccommuniste, t'accideno subbeto..."
